

Il mio luogo d’imprinting è quella che io chiamo la Casa delle Scale.
Principalmente sono rimasta colpita dal suo giardino. Un intreccio continuo di
scalinate, con parapetto classicheggiante, dove si vede l’inizio ma non sembra
mai arrivare una fine. Il giardino è appoggiato alla collina in una della
insenature del lago.
La casa si trova alla fine del lungolago di Anguillara (dove ho vissuto
praticamente tutta la mia vita), nascosta dietro l’ultima curva che porta alla
fine della passeggiata. Capitava sovente la passeggiata di domenica, ed ogni
volta speravo di arrivare dietro quella curva per poter ammirare con curiosità,
ed anche un po’ paura, quelle scale che mantengono tutt’oggi l’incanto che mi
aveva colpito all’epoca.
I miei occhi, e il mio cuore da bambina, le rendeva misteriose e proprietà di
qualche essere stregato, o comunque spaventoso. Anche lo scenario su cui si
affaccia l’abitazione, nascosta in cima alla scalinata, la presenza della
principale chiesa del paese, stagliata lì in alto, l’infestante vegetazione (ancora
oggi provo molta stima per il povero giardiniere; sì, ogni tanto il giardino
era curato), e il fatto che non ho mai visto in tanti anni NESSUNO in quel
giardino, ha sicuramente suggestionato la mia immaginazione.
Crescendo, con la maturata consapevolezza che in quella casa
abbandonata la presenza di fantasmi, streghe e quant’altro, fosse abbastanza
improbabile, ho iniziato a godere anche del lato artistico della scena che mi
si presentava. La non curanza del cortile, all’epoca circa dieci anni fa, aveva
permesso che la natura dominasse la pietra, inglobando le scalinate, e perfezionando
nel tempo questa quinta tipo rudere nel bosco, che si fonde e si confonde. C’era
un non so che di contemplativo e chimerico.
Ad osservarlo oggi con occhi più consapevoli e più
informati, perde un po’ di quella magia che l’avvolgeva. La curiosità di
entrarci (ho conosciuto i proprietari, ma ho visitato solo l‘abitazione) e la
voglia di girare quella curva sono sempre le stesse, spinte dal fascino che le
caratterizza.
Avete presente il quadro di Escher con le scale che salgono, scendono, si
ribaltano e alla gente sembra non importare nulla e continua a fare quello che
stava facendo? Ecco, pensando alla Casa
delle Scale è inevitabile l’associazione a quest’opera, e viceversa. Verso
i 13/14 anni quando ho conosciuto la litografia, è stato come scoprire di
prevedere il futuro.
In realtà ho anche un secondo luogo d’impring, ed è Castel di Tora.
Luogo d’origine dei miei genitori e dei miei nonni, è un paesino, nella Valle
del Turano, popolato da circa cento abitanti in inverno, e in estate affollata
meta caratteristica. Un immenso panorama montuoso verde viene tagliato da una
lingua verde acqua (e non azzurro), un lago artificiale, che rende unico il
paesaggio. Un tripudio di colori in primavera e in estate, tra ciliegi, vigne,
meli, orti, susini, rovi di more, il lago e i tramonti che imbelliscono tutta
la vallata. Io lo nomino come Il Mio
Posto nel Mondo, è un luogo anacronistico dove permangono le tradizioni e
il rispetto della natura e l’amore per la terra sono ben instillati nelle menti
di chi le vive.
Il
riutilizzo delle vecchie stalle, evolute in bellissime casette di sassi, che
creano un contesto continuo e variopinto, evita, o comunque rallenta il consumo
di suolo lasciando l’ambiente naturale protagonista incontrastato del luogo. La
natura, con la dirompenza dell’acqua, e il suo decidere sul costruito e di conseguenza su l’uomo, è chiaro quando
con l’abbassamento dell’acqua escono fuori i resti di vecchi edifici, case,
casali, ponti e mulini andando ad arricchire temporaneamente il paesaggio
bucolico.
Questi sono i miei luoghi impressionanti: impressionanti per
i ricordi a cui sono legati; impressionanti per le emozioni che mi suscitano; impressionanti
per la bellezza che li contraddistingue; impressionanti per la loro semplicità,
ma non banalità.